Dal terzo settore

Stampa

Il Forum del terzo settore critica il ritiro dei LEA

.

PREOCCUPAZIONE PER IL RITIRO DEI LEA

"Abbiamo ascoltato con estrema attenzione e forte preoccupazione le parole del Sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio secondo il quale è stato un atto dovuto il ritiro dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) perché privi di copertura finanziaria" cosi le portavoce del Forum del Terzo Settore Maria Guidotti e Vilma Mazzocco che proseguono "Temiamo che la "versione più leggera" dei Lea che il Governo intende presentare a settembre significhi un ulteriore passo verso un sistema di sanità pubblica sempre più privata... e privata anche dei mezzi per poter garantire ai cittadini il diritto alla salute".

"Già ora - proseguono le portavoce - non riusciamo ad identificare quali possano essere le voci che il Sottosegretario ritiene così poco rilevanti da poter essere eliminate nella nuova stesura".

"La sospensione dei Lea - continuano Mazzocco e Guidotti - la reintroduzione del 5 x mille a sostegno delle attività sociali svolte dai Comuni con il rischio concreto di un welfare locale a macchia di leopardo; l'assoluta incertezza della restituzione dei fondi sostitutivi del taglio dell'Ici sia per i tempi che per la quantità degli stessi; il taglio sostanziale al fondo sanitario nazionale: sono tutti provvedimenti che mettono a rischio il sistema di welfare del Paese".

Stampa

Appello contro l'accordo in sede Wto

.

Wto: il governo italiano non firmi l'accordo-boomerang

I ministri di decine di Paesi, tra cui gli USA, UE, Brasile, India, Indonesia, Filippine, Sud Africa, Kenya ed Egitto, si incontreranno a Ginevra il 21 luglio per far giungere a conclusione i negoziati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) lanciati a Doha nel 2001. Dopo anni di negoziati, di Conferenze Ministeriali inconcludenti, di fallimenti e ripartenze come a Seattle, Cancun e Hong Kong, questa è l'ultima chance prima delle elezioni statunitensi. I Governi sono in cerca di un accordo a tutti i costi, tenendo volutamente in secondo piani le reali emergenze del pianeta come la crisi alimentare, i prezzi dell'energia, il surriscaldamento del pianeta, la povertà globale e il debito.

Se il Doha Round verrò concluso, i principali beneficiari della liberalizzazione saranno le grandi imprese, ma con pesanti ripercussioni sull'ambiente e sui lavoratori, gli agricoltori, le donne, i consumatori di tutto il pianeta.

Sebbene definito "Round per lo sviluppo", un accordo sul Doha Round avrebbe come conseguenze reali:

  • Perdita di posti di lavoro, de-industrializzazione di intere aree, che rimarranno precluse ad un vero sviluppo sociale ed ambientale per i decenni a venire. I Paesi ricchi chiedono ai cosiddetti paesi in via di sviluppo l'apertura di "nuovi accessi al mercato", che significa abbattimento dei dazi su manufatti e sullo sfruttamento delle risorse naturali.
  • Lo sviluppo rurale, la sovranità alimentare, la stessa sopravvivenza dei contadini saranno ancora più sotto pressione. Mentre Stati Uniti ed Europa continuano a sovvenzionare i loro esportatori agro-alimentari, mettono milioni di piccoli agricoltori in casa propria e nei Paesi in via di sviluppo a rischio sostenibilità. Una politica scandalosa, soprattutto se sostenuta di fronte a una crisi alimentare globale.
  • Maggiore privatizzazione e deregolamentazione dei servizi, anche in settori chiave come la finanza e l'energia. La recente instabilità sui mercati mondiali dimostra la necessità di un maggiore intervento e di una supervisione del mercato finanziario globale, non di una maggiore deregolamentazione.
  • Una maggiore capacità d'intervento della WTO si tradurrebbe in maggiori ostacoli nella lotta ai cambiamenti climatici, perché il profitto verrebbe sempre messo al primo posto rispetto alla nostra salute, come dimostrano i milioni di euro in sanzioni commerciali che ogni anno l'Europa paga agli Stati Uniti per essersi rifiutata di importare carne agli ormoni cancerogena.
  • I maggiori perdenti saranno i Paesi più poveri e quelli in crisi come il nostro. Le proiezioni economiche nel caso di un eventuale accordo si tradurrebbero, secondo diversi think thank, tra cui la stessa Banca Mondiale, in una progressiva perdita di posti di lavoro, in una riduzione dello spazio politico e nella perdita di entrate tariffarie per i Paesi in via di sviluppo che saranno di gran lunga superiori ai presunti benefici che deriveranno dal Development Round.

Non ci possiamo permettere il rischio di una conclusione del Doha Round. I movimenti sociali e le organizzazioni della società civile di tutto il mondo devono unirsi per opporsi all'agenda delle multinazionali e della Wto.

È arrivato il momento, per il nostro Paese, di prendere la leadership del malcontento. L'Italia può e deve prendere la parola, riconoscendo nella crisi che sta vivendo quegli stessi problemi che hanno messo in ginocchio tante economie fragili tra i Paesi in via di sviluppo.

  • Dobbiamo e possiamo dire no ad una crescita che non sta creando nel nostro Paese né occupazione né opportunità di produzione innovative, sostenibili e di qualità;
  • Dobbiamo e possiamo dire no ad un agenda negoziale che favorisce i grandi gruppi nella loro fuga verso Paesi che non pongono loro alcuna regola, né di concorrenza né di convivenza su questo Pianeta;
  • Dobbiamo e possiamo dire no ad un accordo che potrebbe danneggiare irrimediabilmente l'economia reale di questo Paese.

Campagna per la Riforma della Banca Mondiale/Mani Tese, Centro Internazionale Crocevia, l'equosolidale Fair e Fondazione Banca Etica, che da anni monitorano l'andamento dei negoziati promuovendo l'Osservatorio italiano sul commercio internazionale Tradewatch,

- chiamano alla mobilitazione tutte le forze sociali, della società civile e di movimento perché tengano alta l'attenzione su scelte tanto importanti che discretamente saranno negoziate a Ginevra;

- chiedono a tutti di tempestare le email dei ministri italiani direttamente coinvolti nei negoziati Franco Frattini segreteria.frattini@esteri.it, fax 0636912006) , Adolfo Urso (segreteria@mincomes.it, fax 0659647504) e Luca Zaia (ministro.capo.segreteria@politicheagricole.gov.it, fax* 067446178) con un semplice messaggio: Non firmate l'accordo WTO*

- chiedono a tutti i gruppi, le organizzazioni, i movimenti e i cittadini di aderire e far circolare l'appello alla mobilitazione promosso dalle nostre organizzazioni in coordinamento con la rete internazionale Our World Is Not For Sale, di promuovere iniziative di sensibilizzazione e di protesta, di seguire l'andamento dei negoziati e delle iniziative sui siti di CRBM ( * www.crbm.org* http://www.crbm.org/) e Fair (* www.faircoop.it/fairwatch.htm* http://www.faircoop.it/fairwatch.htm) che verranno aggiornati in tempo reale;

- chiedono ai rappresentanti del nostro Governo di levare alta nel CAGRE e a Ginevra la preoccupazione del nostro Paese rispetto agli impatti certi di questi accordi;

- chiedono ai rappresentanti del nostro Governo di sfiduciare pubblicamente il Commissario al Commercio Peter Mandelson e di non firmare alcun accordo che possa danneggiare ancora di più la nostra società come quella dei Paesi più poveri nel mondo.

Stampa

Coordinamento Enti locali contro la tratta: ''Preoccupazione per il ddl sulla prostituzione''

.

Pubblichiamo il comunicato stampa emesso ieri dall'organismo promosso da Anci e Upi.

COORDINAMENTO NAZIONALE ENTI LOCALI CONTRO LA TRATTA:
PREOCCUPAZIONE PER IL DDL SULLA PROSTITUZIONE

Si e' tenuta ieri mattina nella sede di ANCI Nazionale la riunione del Coordinamento nazionale degli Enti locali contro la tratta, costituito d'intesa tra ANCI e UPI. Erano presenti alla riunione le citta' di Roma, Perugia, Torino, Reggio Emilia, Modena e Venezia e le province di Torino, Genova, Bologna e Foggia.

Il Coordinamento ha affrontato, tra le varie questioni, anche le anticipazioni del ddl Maroni - Carfagna di modifica della disciplina sulla prostituzione.

‘'Come Coordinamento di Enti locali contro la tratta non possiamo non rilevare che il ddl propone, come unico strumento per affrontare un fenomeno complesso come quello della prostituzione, quello di toglierlo dalla strada'' ha dichiarato Amalia Neirotti, Sindaco di Rivalta di Torino e delegata nazionale ANCI alle pari opportunita'.

‘'Segregando il fenomeno al chiuso sara' molto piu' difficile, se non impossibile, sia fare emergere le vittime di tratta e poterle aiutare a trovare una via d'uscita, sia portare avanti le indagini per combattere la criminalita' organizzata che sta dietro alla tratta. Rischiamo in questo modo di mettere seriamente a repentaglio tutte le ottime pratiche che il nostro Paese e i suoi territori hanno saputo esprimere in questi anni nell'intervento sociale e investigativo in materia, in particolare grazie ai programmi di protezione sociale previsti dall'art. 18 del t.u. sull'immigrazione che sono riusciti, negli ultimi sette anni, ad entrare in contatto con ben 55.000 persone coinvolte nel fenomeno''.

‘'Il secondo aspetto che ci preoccupa particolarmente - ha proseguito Neirotti - e' la proposta attualmente contenuta nel ddl di una sorta di corsia preferenziale per il rimpatrio assistito dei minori non accompagnati coinvolti in attivita' di prostituzione, che verrebbero rimpatriati senza alcuna verifica sulle condizioni familiari o sulla disponibilita' di servizi in grado di prenderli in carico adeguatamente nei paesi di origine. Il Coordinamento ha concordato nel ritenere che, al contrario, dovrebbero essere rinforzate le misure di presa in carico dei minori, per i quali l'esperienza della prostituzione rischia di essere devastante in maniera definitiva''.

‘'Ricordiamo ancora una volta che la riduzione in schiavitu' per sfruttamento sessuale - ha concluso Neirotti - e' un crimine efferato contro i diritti umani. Ogni politica che riguarda il fenomeno della prostituzione deve necessariamente tenere conto delle ricadute che puo' avere sulle vittime della tratta, a maggior ragione se minori''.

Roma, 17 luglio 2008

Stampa

Antigone presenta il rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia (16 luglio)

.

Associazione Antigone

Mercoledì 16 luglio 2008
Ore 10.00 - 13.00
Fondazione Basso
Roma - Via della Dogana Vecchia, 5

IN GALERA

Presentazione del V Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia
(L'Harmattan Italia, 2008)


Introduce
Susanna Marietti


Presentano il Rapporto
Claudio Sarzotti
Giovanni Torrente


Intervengono
Renato Borzone (segretario Unione Camere Penali Italiane)
Gianrico Carofiglio (segretario Commissione Giustizia Senato, Pd)
Giuseppe Cascini (segretario Associazione Nazionale Magistrati)
Felice Casson (capogruppo Commissione Giustizia, Pd)
Mauro Palma (presidente Comitato europeo per la prevenzione della tortura)


Info:
Tel./fax 06 44363191 - email segreteria@associazioneantigone.it
www.associazioneantigone.it

Stampa

Traffico di esseri umani, protocollo d'intesa Italia-Romania

.

È stato firmato il 9 luglio 2008, a Bucarest, Il Protocollo d'intesa tra il Ministero del Lavoro, Famiglia e Pari Opportunità della Romania e il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali, le Regioni Piemonte, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Sicilia, Toscana, le Province autonome di Bolzano e Trento.

Il Protocollo nasce con l'intento di contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani ed ha come obiettivo principale quello di assicurare alle vittime del fenomeno la "integrazione sociale e occupazionale". Il progetto è finanziato, per la programmazione 2007/2013, con il FSE (Fondo Sociale Europeo), cioè con il fondo comunitario che fornisce il sostegno finanziario a misure volte a combattere "l'integrazione sociale nel mercato del lavoro al fine di promuovere un livello elevato di occupazione, la parità tra uomini e donne, uno sviluppo duraturo e la coesione economica e sociale". Le Parti definiranno le misure adatte, e stabiliranno le modalità per attuare tali misure, in vari ambiti di cooperazione, fra cui, per es.: sviluppare un insieme di progetti di inclusione sociale delle vittime del traffico di persone; favorire le iniziative transnazionali e partenariati circa l'inclusione sociale delle stesse vittime; sostenere nuovi metodi per contrastare la discriminazione e la disparità di trattamento sul mercato del lavoro.

Vai alla pagina web della Presidenza del Consiglio dedicata al protocollo

Copyright © 2013 CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza - Via di Santa Maria Maggiore, 148 - 00184 Roma
Tel. +39 06-4423 0403 - Fax +39 06-4411 7455 - Email: info@cnca.it - Pec: cnca@pcert.postecert.it - CF 05009290015
PRIVACY

deutsche porno porno in deutscher sprache

Questo sito web utilizza cookie tecnici e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Proseguendo la navigazione del sito o cliccando su `Accetto` acconsenti all`uso dei cookie.