Dal terzo settore

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Varate le ''Linee guida in materia di inclusione sociale'' in favore dei detenuti

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"Un lavoro molto importante che permette alle istituzioni di fare un salto di qualità in un terreno delicato, quale è quello dell’inclusione sociale dei detenuti. Ed è rilevante che a questo obiettivo abbiano lavorato insieme il ministero, le regioni, enti locali e il mondo del volontariato che con la sua pluralità di esperienze ha rappresentato e rappresenta un presidio fondamentale", così il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani ha commentato, nella sede del Ministero della Giustizia, il varo delle "Linee guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria", elaborate dalla Commissione nazionale consultiva e di coordinamento per il rapporti con le Regioni, gli enti locali ed il volontariato.

"La costruzione di queste linee guida – ha proseguito Errani - e la forte cooperazione istituzionale che ha caratterizzato il lavoro della Commissione (e ringrazio il coordinatore della Commissione Affari sociali della Conferenza delle Regioni, l’assessore della Regione Veneto, Stefano Valdegamberi) che rappresenti un passaggio per fare in modo che si sviluppi un impegno di civiltà per la conoscenza e la diffusione delle migliori esperienze. Occorre cioè una sorta di "pedagogia" e una maggiore formazione per fare in modo che si parli della realtà carceraria non solo in termini negativi, ma anche in termini di "inclusione sociale".

Lo spunto che possiamo trarre da queste "linee guida" può portarci ad impostare una campagna culturale, educativa e informativa, diretta alle giovani generazioni, che parta dalle scuole e arrivi ai cittadini.

Occorre cambiare l’intero approccio culturale su questa materia– ha concluso Errani – considerando, ad esempio, le risorse per le carceri non solo in termini di ristrutturazione, ma anche come un vero investimento di grande valore sociale, presupposto indispensabile per elevare la qualità delle politiche per la sicurezza".

Per avere maggiori informazioni e per scaricare l'intero testo delle linee guida, potete accedere al sito delle Regioni.

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Alla cooperativa Comin il Premio Amico della Famiglia 2007

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La cooperativa Comin di Milano - che aderisce alla nostra Federazione - si è classificata al primo posto nella sezione "Imprese" del Premio Amico della Famiglia 2007, promosso dal ministero della Famiglia. Il riconoscimento va, in particolare, all'iniziativa "Il Giardino della Madia", progetto finanziato dalla Fondazione Umana Mente.

Il Premio, istituito con la legge finanziaria 2007, attribuisce un riconoscimento pubblico a quanti, imprese ed Enti locali, si sono distinti nella qualità delle azioni in favore della famiglia.

Per maggiori informazioni, visitate il sito del ministero.

Il CNCA esprime le proprie congratulazioni alla cooperativa per il meritato successo!

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Documento di Antigone: ''Quattro priorità per una nuova giustizia penale''

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QUATTRO PRIORITA' PER UNA NUOVA GIUSTIZIA PENALE

La percezione di insicurezza che viene sbandierata al fine di giustificare provvedimenti di natura repressiva non trova spiegazioni nella dimensione qualitativa e quantitativa del crimine. Essa va comunque tenuta in considerazione in quanto insoddisfatta è la domanda di giustizia e di tutela dei diritti. La magistratura deve assicurare efficienza attraverso processi dalla durata ragionevole. Un nuovo codice penale di ispirazione garantista, la riduzione del numero complessivo di reati, la depenalizzazione delle pratiche di consumo delle droghe e della condizione di immigrato, oltre ad avere ricadute positive sul sovraffollamento penitenziario avrebbero una immediata ripercussione positiva sul lavoro dei magistrati che così potrebbero concentrarsi solo su questioni di grave portata criminale, riducendo i tempi infiniti della giustizia.

La giustizia non è al centro di questa campagna elettorale. Laddove lo è viene declinata in termini di sicurezza urbana. Non ci si preoccupa oramai più della cifra ignota del crimine, del sistema investigativo che non riesce a risolvere i veri (o presunti) crimini più gravi, della giustizia oramai al collasso, dell'inefficienza dei tribunali, della lentezza e iniquità dei processi. Dopo un quindicennio durante il quale il gioco delle corporazioni e il pro o anti-berlusconismo ha fortemente condizionato le politiche e le parole della giustizia ora è calato il silenzio. Un silenzio che non fa presagire niente di buono. Noi pensiamo che la giustizia debba essere riformata nel segno della equità, della ragionevolezza, della minimizzazione dell'impatto penale. Non rinunciamo all'idea che il diritto penale debba essere un diritto penale minimo, che la pena carceraria debba essere la extrema ratio, che vada individuata una gerarchia di beni fondamentali da proteggere e che per tutti gli altri vadano trovate forme di protezione giuridica diverse.

Riteniamo che la giustizia debba essere un terreno su cui sperimentare un modello di comunità capace di includere, di costruire coesione sociale, di restituire dignità e memoria.

1. UNA GIUSTIZIA EQUA E UNA DIFESA PUBBLICA

Il sistema della giustizia si presenta fortemente discriminatorio. Il totale delle garanzie è a disposizione dei soli che possono permettersi una adeguata difesa tecnica. I non abbienti sono esclusi da ogni forma di tutela processuale. Il sistema di difesa dell'imputato non può più prescindere dall'istituzione di una difesa pubblica realmente funzionante, complementare rispetto alla libera professione. A questo fine, vanno anche riviste le due differenti figure del difensore d'ufficio e del gratuito patrocinio, a oggi non effettivamente in grado di garantire una difesa usufruibile dalla totalità dei cittadini.

2. IL DIRITTO PENALE DEVE GIUDICARE I FATTI E NON LE STORIE DI VITA

Va rivisitato il sistema sanzionatorio, che dopo l'approvazione della legge ex Cirielli sulla recidiva, è definitivamente improntato a giudicare la storia socio-penale degli imputati piuttosto che i singoli e concreti fatti da loro compiuti. Il nostro sistema penale tende a giudicare in modo diseguale due persone che hanno compiuto lo stesso reato a seconda dei precedenti loro contestati, della loro storia personale. La recidiva, la delinquenza abituale, professionale e per tendenza sono oggi causa di pene elevatissime per fatti non gravi. È necessario ritornare al diritto penale del fatto ponendolo in contrapposizione al nuovo e pericoloso diritto penale del reo. E' necessario investire nelle misure alternative, come dimostrato dalle statistiche, vero antidoto alla recidiva.

3. I DIRITTI VANNO PROMOSSI E PROTETTI

La giustizia penale non può superare un limite invalicabile, quello costituito dai diritti fondamentali della persona. Per questo va prevista l'introduzione di un meccanismo indipendente di tutela delle persone private o limitate nella libertà. Figura necessaria, anche alla luce di recenti obblighi internazionali (protocollo Onu alla Convenzione sulla tortura, firmato nel 2003 ma non ancora ratificato dall'Italia). Nelle carceri, nelle caserme delle forze dell'ordine, nei luoghi di detenzione amministrativa per immigrati in via di espulsione, i diritti sono inevitabilmente e quotidianamente a rischio.

4. LA TORTURA VA MESSA FUORILEGGE

A oltre vent'anni dalla ratifica della Convenzione Onu contro la tortura va conseguito l'obiettivo dell'introduzione del crimine di tortura nel nostro codice penale. L'Italia versa oggi in un pericoloso e umiliante vuoto normativo che va urgentemente colmato. La tortura è un crimine contro l'umanità e la legislazione penale vigente è assolutamente insufficiente.

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Zanotelli scrive a Veltroni: l'acqua non è una merce

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22 marzo 2008

Caro Walter,
pace e bene!
Oggi, giornata Mondiale dell'acqua, mi sono sentito ancora più spinto a scriverti questa lettera aperta. Ho esitato molto a farlo proprio perché siamo in piena campagna elettorale, ma alla fine ho deciso di scriverla mosso dall'enorme grido degli impoveriti che mi ruggisce dentro.
Tu sei venuto a trovarmi a Korogocho, una spaventosa baraccopoli di Nairobi - Kenia, e hai toccato con mano come "vivono" i baraccati d'Africa. Davanti a quell'inferno umano, tu hai pianto. Mi avevi promesso, in quella densa conversazione nella mia baracca, che avresti portato quell'immenso grido di sofferenza umana nell'area politica. Ora che sei il segretario del PD sembra che ti sia dimenticato di quel "grido dei poveri". Non ne sento proprio parlare. Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame del mondo (fa già parte degli 8 obiettivi del Millennio, su cui si è fatto quasi nulla!), ma soprattutto della sete del mondo. (Infatti non è più il petrolio il bene supremo, ma l'acqua che, con i cambiamenti climatici, andrà scarseggiando). Se per questo è vero, perché nel tuo programma elettorale appoggi la privatizzazione dell'acqua?
Lo sai che questo significa la morte di milioni di persone per sete? Con questa logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte politiche che si pagano con milioni di morti.
Caro Walter, perché quelle tue lacrime su Korogocho non le puoi trasformare in gocce d'acqua per i poveri? L'acqua è sacra, l'acqua è vita.
Caro Walter, perchè non puoi proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l'utente, senza essere SPA?
Solo così potrai asciugare le tue lacrime e quelle degli impoveriti del pianeta, ma anche dei poveri del Nord come le classi deboli di questa mia Napoli.
Chi dei nostri poveri potrà mai bere l'acqua del rubinetto, con bollette aumentate del 300%, come è avvenuto ad Aprilia (Latina)?
Caro Walter, sull'acqua ci giochiamo tutto, ci giochiamo la nostra stessa democrazia, ci giochiamo il futuro del pianeta.
Caro Walter, non dimenticarti di quelle lacrime di Korogocho!
Alex Zanotelli
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''Esiste ancora lo Stato Sociale?", convegno del Progetto Sulla Soglia (Vicenza, 30 marzo)

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Il Progetto Sulla Soglia organizza un convegno a Vicenza, il 30 marzo prossimo, intitolato "Esiste ancora lo Stato Sociale? Quali nuovi atteggiamenti, percorsi, modelli sono richiesti in questa fase storica?".

Interverranno Guido Tallone (esponente del Gruppo Abele e sindaco di Rivoli) e Paola Di Nicola (docente all'Università di Verona).

Nel pomeriggio è previsto lo spettacolo "Il barbone e la valigia" di Thierry Parmentier.

Potete scaricare:

- il comunicato stampa dell'evento

- la card di invito

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