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Deceduta Maria Luisa Albera, il ricordo del CNCA

Tra i fondatori del CNCA, fu una pioniera dei gruppi di sostegno per persone con Hiv/Aids. Un impegno culturale e non "assistenziale"

Deceduta Maria Luisa Albera,
il ricordo del CNCA
Fu una pioniera dei gruppi di sostegno per persone con Hiv/Aids,
per decenni responsabile di una comunità d'accoglienza per tossicodipendenti.
Impegnata ad aiutare le persone
rendendole protagoniste e non "assistite"
o semplici "malate"

Roma, 24 agosto 2017

Il 18 agosto è deceduta Maria Luisa Albera. Una notizia che colpisce tutti noi del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) in modo particolare. Maria Luisa, infatti, è stata tra i fondatori della nostra Federazione e il primo Segretario del CNCA. I funerali si sono tenuti il 22 agosto a Roncaglia (Alessandria), sua città natale.

Maria Luisa, che aveva 76 anni, era una persona singolare, che si è impegnata per le persone vulnerabili con dedizione, ma anche con un'intelligenza e una visione culturale non comuni. Esemplare negli anni Novanta la sua attività di giornalista e saggista, ma soprattutto nel lavoro sociale in favore delle persone con Hiv/Aids. Maria Luisa capì subito che la questione Aids chiamava in causa la nostra idea di malattia, di sofferenza, di morte. In un momento in cui, alle persone con Hiv, la medicina non aveva cure da offrire e la stigmatizzazione e la paura le trasformavano quasi in untori, lei organizzò gruppi di auto-aiuto – con la sua Associazione A77 di Milano – in cui loro potevano elaborare la propria esperienza e prendere la parola. Proprio dalla sua iniziativa nacque il documentario "Come prima, più di prima, t'amerò", realizzato dal regista Daniele Segre nel 1995. Un'opera nella quale le persone che partecipavano al gruppo organizzato da Maria Luisa parlavano della proprie angosce e della solitudine in cui finivano per trovarsi, ma anche della voglia di continuare a vivere e amare. Era questo il modo di Maria Luisa di trattare problemi e questioni sociali: non i bisogni degli "sfigati", ma situazioni che interpellano la nostra cultura e i nostri modi di vedere le cose prima ancora delle scelte politiche e sociali. È anche grazie alla sua lungimiranza che, oggi, nel Comitato tecnico sanitario per la lotta contro l'Aids, costituito presso il ministero della Salute, è presente una rappresentanza delle persone con Hiv.

Maria Luisa credeva nella forza dell'empowerment, della costruzione di gruppi e relazioni, nella presa di parola, rifiutando orientamenti esclusivamente medici e farmacologici, a cui ancora adesso finiamo per delegare questioni fondamentali per l'essere umano. Per questo vide nella questione Aids un'occasione: quella di cambiare approcci consolidati, incrinare rimozioni gravide di conseguenze negative. Una visione che Maria Luisa mise anche nel progetto "Oltre l'emergenza. Ricerca e sperimentazione di nuove forme di assistenza, sostegno, accompagnamento di sieropositivi e malati di Aids", che coinvolse 13 organizzazioni socie del CNCA tra il 1999 e il 2000. Un'esperienza che venne raccontata nel volume "Aids. Il prezzo e il valore. Per una nuova accoglienza", curato proprio da Maria Luisa.

Nel testo Maria Luisa dichiarava, con una certa amarezza:

"Dell'Aids, dopo anni di lotte e di sofferenze, si conosce bene il prezzo, ma non il valore. Rispetto al valore, si è trattato di una grande occasione storica di cambiamento che abbiamo collettivamente mancato: un fallimento su tutti i fronti di cui, insieme alle migliaia di persone morte, ci si vuole dimenticare. Rispetto al prezzo, si sono fatti conti di ogni genere: dal costo di una persona nel suo iter dalla sieropositività alla morte a quello, più recente, del suo percorso di cronicizzazione."

La scoperta dei farmaci che permettevano quantomeno di "cronicizzare" la malattia fu ovviamente un fatto fondamentale, atteso da tempo, ma riportò in primo piano gli approcci di carattere medico, chiudendo la porta a visioni culturali più ambiziose e a un ruolo delle persone "malate" da protagonista, in cui venivano riconosciute pienamente le loro competenze.

Ricordiamo Maria Luisa spesso in giro per l'Italia con il suo camper, su cui si tenevano incontri e discussioni appassionate, un ambiente che preferiva di gran lunga ai luoghi istituzionali. E non va dimenticato che il suo impegno era una profonda scelta di vita: laica, diede vita insieme ad altre due donne "con la porta aperta", Carla Omodei Zorini ed Elda Fracchia, a una comunità di accoglienza per tossicodipendenti e alla prima casa alloggio italiana per malati di Aids. In Cascina san Marco ha sempre abitato e vissuto, e fino a tre anni fa lì era responsabile di comunità terapeutica per tossicodipendenti, e in seguito ha continuato ad animarla con volontari e abitanti che condividevano le medesime finalità e progettualità.

Non mancherà solo a noi. A77 compie quest'anno 40 anni, e tanti operatori, volontari, amici e ospiti la ricordano con immensa gratitudine e affetto.

 

 
. Postato in Comunicati stampa

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