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Il CNCA esprime solidarietà alla Comunità dei Giovani e all'Opera don Calabria

Due operatori sono stati arrestati ieri a Verona con accuse infamanti. Non si possono mettere alla gogna persone e organizzazioni da sempre impegnate per il benessere della comunità

 

ROMA – Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), esprime amarezza, delusione e rabbia in merito alla vicenda che vede coinvolte, a Verona, due organizzazioni da qualche decennio impegnate sulla frontiera della solidarietà sociale, alla ricerca continua di garantire ad ogni persona che si trovi in difficoltà la possibilità di vedere affermati i diritti fondamentali alla vita, alla salute, al lavoro, ad una casa, ad un'esistenza felice.

Comunità dei Giovani e Opera don Calabria sono state protagoniste, grazie alla idealità e alla professionalità dei loro operatori, della costruzione, nella città scaligera, di una comunità locale accogliente, rispettosa delle diversità, tollerante, amante della legalità.

Una accusa infamante a due dirigenti di queste due note e stimate realtà rischia di vanificare l’impegno di anni: equiparati nei titoli di stampa a pedofili, denunciati perché sospettati di aver chiesto denaro in cambio di accesso al campo rom nel quale lavoravano per conto delle loro organizzazioni o per ottenere un lavoro che equivaleva ad un permesso di soggiorno regolare, equiparati alla attività criminale di coloro che favorivano lo spaccio di cocaina nel territorio veronese.

Tre inchieste sovrapposte, parallele, presentate come se si trattasse di un unico filone di indagine e i due operatori stritolati dalla stampa e dati in pasto ad una opinione pubblica già incitata all'intolleranza dai fatti accaduti in questi giorni in varie città italiane con protagonisti anche cittadini stranieri.

Sembra non esserci più rispetto per niente e nessuno, nessuna capacità di distinguere tra indiziato e condannato, tra reato e reato: tutto è appiattito al peggio.

Il sindaco di Verona ha espresso fiducia nelle due organizzazioni che, per conto del Comune, hanno accettato il compito delicato e difficile di gestire servizi di cittadinanza e di inclusione sociale in un campo rom: lo ringraziamo per la sensibilità e l’attenzione che ha dimostrato sapendo che avrebbe potuto tacere o separare le responsabilità dell’amministrazione da quelle degli enti gestori.

Ma a noi preme soprattutto riaffermare la fiducia e la stima nei confronti di due operatori sociali dei quali conosciamo la dedizione, l’altruismo, la professionalità, la trasparenza.

Ha fatto specie che proprio coloro che avevano messo in allerta le forze dell’ordine su fatti e circostanze sospette sia stato fatto oggetto di arresti spettacolari, perquisizioni, equiparazione ad altri inquisiti ed arrestati nella stessa operazione di polizia.

Forse ci si poteva aspettare un po’ meno spettacolarizzazione e un po’ più di rispetto e sensibilità.

Per questi motivi dichiariamo tutta la nostra amarezza, la delusione e la rabbia nel vedere come con un rapido e impietoso colpo di spugna si possano azzerare anni di lavoro, far arretrare culturalmente le nostre comunità, mettere alla gogna persone che hanno fatto della solidarietà la bandiera della loro vita.

E speriamo, almeno, che si faccia rapidamente chiarezza sull’intera vicenda, rendendo velocemente giustizia a chi è stato ingiustamente coinvolto.

Roma, 1 luglio 2005

 
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