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CNCA: ''110 euro a persona per finanziare le politiche sociali''

Conferenza stampa oggi a Roma presso la sede del CNEL. CNCA: "110 euro a persona per finanziare le politiche sociali". La Federazione ha presentato la sua proposta di determinazione della spesa sociale. Prima i Livelli essenziali di assistenza poi la definizione di una quota capitaria

 

Roma - Definire i Livelli essenziali di assistenza, cioè i diritti e i servizi sociali che lo Stato intende garantire su tutto il territorio nazionale. Stabilire una quota pro capite per garantire il finanziamento di queste prestazioni: almeno 110 euro per ogni cittadino italiano. E portare, così, il Fondo nazionale politiche sociali a 6,380 miliardi di euro (contro i 500 milioni di euro del 2005). È questa la proposta che il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) ha presentato oggi in una conferenza stampa che si è tenuta a Roma presso la sede del CNEL (via Lubin 2).

Nella conferenza stampa la Federazione ha illustrato quelle che ritiene le vere priorità nella riforma delle politiche sociali.

Il punto principale riguarda, appunto, il valore e il finanziamento della spesa sociale. "Ogni anno gli attori interessati alla determinazione delle risorse destinate alle politiche sociali – ha affermato Lucio Babolin, presidente nazionale del CNCA – iniziano una estenuante partita con il Governo in occasione della Finanziaria. Una consuetudine che riduce la negoziazione su fondamentali bisogni sociali alla stregua delle richieste di ogni sorta avanzate dalle mille corporazioni del paese in difesa spesso dei propri privilegi. È ora che questa pratica avvilente abbia termine."

Ad avviso del CNCA la considerazione che per i bisogni sociali non ci sono i soldi, non sta in piedi. "Nel 2004 – ha notato Babolin – la spesa sociale ammontava a 18,44 euro per ogni cittadino italiano; ebbene, per la missione in Iraq ognuno di noi ha tirato fuori 11,11 euro e per l’acquisto di un solo caccia eurofighter (sui 131 previsti) ben 3,70 euro. Domandiamo alle forze politiche italiane: per voi, contano più i bisogni di milioni di cittadini italiani che soffrono povertà, emarginazione, disagi di ogni tipo o, per esempio, qualche aereo da combattimento?"

Il CNCA, dunque, chiede di seguire un percorso del tutto differente: "Non si tratta, infatti, – ha continuato Babolin – di ottenere 100 (o 500) milioni di euro in più o in meno da parte del Governo, ma di definire il quadro di diritti e di prestazioni che un paese intende riconoscere a tutti i propri cittadini. Ciò vuol dire che, prima di tutto, occorre stabilire i Livelli essenziali delle prestazioni sociali: i diritti sociali, i servizi e gli interventi che lo Stato intende assicurare in ogni luogo del paese. Fatto ciò – e qui veniamo al cuore della nostra proposta – il Governo dovrebbe determinare la cifra che ritiene sufficiente per garantire i diritti e i servizi definiti "irrinunciabili" indicandola per quota capitaria (tot per ogni abitante), così come oggi avviene per la spesa sanitaria."

Il CNCA ritiene che, per il 2006, occorra una quota capitaria di almeno 110 euro per abitante per costituire un Fondo adeguato (il che vorrebbe dire aumentarne la dotazione a 6,380 miliardi di euro).

"Sappiamo – ha concluso il presidente del CNCA – che stiamo proponendo uno scenario che richiede forte determinazione, coraggio, capacità di voler risalire la corrente anziché assecondarne la deriva. Il nuovo Governo sarà in grado di raccogliere la sfida? Lo speriamo."

Roma, 4 maggio 2006

 
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